Torna il vino del Partito!! 🍷 Un bicchiere di rosso per gli ottant’anni dalla Liberazione
⭐ Anche quest’anno abbiamo realizzato, in occasione delle feste, il vino di Rifondazione Comunista Firenze. Il tema scelto per le bottiglie 2025 è quello degli ottant’anni dalla Liberazione dal nazifascismo: importante avvenimento che avremo modo di celebrare nel corso dell’anno.
Le bottiglie sono disponibili ad un contributo di 6 euro. Possono essere prenotate scrivendo una mail afederazione@prcfirenze.org
Domani, sabato 21 dicembre 2024, dalle 9:30 alle 12:30 al Progresso (via Vittorio Emanuele II 135 Firenze) è organizzato un primo momento di distribuzione (referente Giancarlo Coccheri 3204791066)
CIRCOLO PRC “FIRENZE SUD-GALLUZZO” – CONGRESSO 18 DICEMBRE 2024 RELAZIONE Prima di tutto rivolgo un saluto agli ospiti che ho avuto il piacere di invitare al questo congresso, sia in ossequio al regolamento congressuale che come testimonianza di un lavoro comune nelle sezioni ANPI e nella lista Sinistra Progetto Comune. L’intervallo di tempo tra il precedente congresso e questo presente è decisamente breve, poco più di tre anni, eppure questo periodo ha comunque registrato dei forti cambiamenti, purtroppo decisamente negativi a livello nazionale (governo neofascista e conseguente torsione autoritaria) e internazionale (guerra in Ucraina, massacri di civili a Gaza, nuova elezione di Trump a presidente USA). Il tesseramento Dal punto di vista del tesseramento, il circolo è passato dalle 20 tessere del 2021 e del 2022, alle 22 del 2023 e alle 24 di quest’anno. Anche se non esaltante, il dato è comunque incoraggiante visto che conferma un nucleo di compagne/i ormai consolidato, incrementato quest’anno anche da una compagna della sezione Gavinana dell’ANPI. Il livello istituzionale Il nostro compagno Luigi Casamento ha positivamente concluso il suo mandato di consigliere di Quartiere, dimostrando sempre maggiore incisività e interazione con la lista Sinistra Progetto Comune; nelle elezioni di quest’anno, è risultato eletto il nostro compagno Marco Ottonieri, che però è stato costretto per motivi personali a rassegnare le dimissioni venendo sostituito da Giovanna Sesti, storica attivista dei beni Comuni del quartiere e già consigliera di quartiere, da anni fortemente in sintonia con le nostre istanze. A livello cittadino il circolo ha partecipato attivamente alla campagna elettorale per le elezioni amministrative di quest’anno che hanno visto la conferma del compagno Palagi in consiglio comunale. A livello nazionale, come accennato, le elezioni politiche del 2022 hanno registrato un risultato per noi assolutamente negativo, con l’approdo al governo di dichiarati neofascisti e con la débacle di Unione Popolare, l’ennesimo tentativo di aggregazione elettorale della sinistra anticapitalista e che non si riconsoce nel sistema di alleanze che ha al centro il PD, che ha concluso di recente anche formalmente la sua effettiva esistenza. L’attività del circolo Il periodo intercongressuale, come già detto, è stato segnato da forti cambiamenti, anche della società e delle relazioni tra le persone, dato che è iniziato a pandemia ancora in corso. Anche il nostro circolo, in pandemia, ha iniziato la modalità di riunioni da remoto, che tuttora continua, anche se continuiamo a riunirci nelle nostre sedi storiche del circolo Boncinelli di Gavinana e della Casa del Popolo del Galluzzo. Proprio al Galluzzo negli ultimi anni, in collaborazione con il prof. Bruno D’Avanzo e con il nostro compagno Marco Chiari, sono stati organizzati interessanti e partecipati incontri di approfondimento storicopolitico su importanti scenari quali l’America Latina o il continente asiatico. Sempre al Galluzzo tutti gli anni abbiamo organizzato la consueta Festa di Liberazione, con l’importante supporto della Federazione provinciale, che ha riscosso un costante successo di pubblico negli spettacoli e nei dibattiti organizzati. Il successo della Festa è alla base della buona situazione finanziaria del circolo. Un altro appuntamento fisso che abbiamo rispettato è stata la celebrazione dell’11 Agosto-Liberazione di Firenze, con la deposizione di fiori davanti al ceppo commemorativo al circolo Vie Nuove con letture ispirate alla Resistenza e all’antifascismo, seguito da un picnic che quest’anno si è tenuto nella stupenda pioppeta del Galluzzo. Il circolo ha dato anche importante supporto alle Feste provinciali organizzate nel nostro territorio. Maggiori difficoltà abbiamo incontrato nell’organizzazione del ciclo di proiezioni di film al circolo Boncinelli, che purtroppo da anni già vedeva in calo la partecipazione di persone esterne al circolo.
oplus_0oplus_32oplus_0oplus_32Congresso circolo Fi Sud/ Galluzzo
TUTTI I RISCHI DEL DEPOSITO ENI DI CALENZANO di Gian Luca Garetti / La Città Invisibile del 3 Novembre 2020
Intervista a Maurizio Marchi, Medicina Democratica
Quali sono secondo te i possibili rischi collegati a questa struttura? incidenti rilevanti, sversamenti di sostanze tossiche nelle acque sotterranee, impatti ambientali?
I principali rischi sono: 🚩 incidenti catastrofici (esplosioni, anche a catena, incendi)
sversamenti “silenziosi”, prolungati nel tempo. a danno delle falde idriche
l’impatto sulla salute dei lavoratori e dei cittadini circostanti gli impianti
Due morti, nove feriti (due in gravi condizioni) e 3 dispersi, grave inquinamento del territorio da fumi tossici nocivi per la salute: è il bilancio provvisorio dell’esplosione di un deposito Eni avvenuta poco dopo le 10 di questa mattina a Calenzano, in provincia di Firenze.
Di nuovo morti, di nuovo lavoratori uccisi vittime di una guerra senza fine contro le persone che lavorano per vivere, ma rischiano sempre più spesso di morire. Non si parli di incidente o di tragica fatalità, siamo di fronte a un’altra strage annunciata, la pericolosità del deposito petrolifero era nota da anni, conseguenza del primato del profitto rispetto a tutto, vita delle persone compresa. Carenza assoluta di controlli, riduzione dei vincoli e delle penali a carico delle imprese, spingono queste ultime verso comportamenti illegali allo scopo di risparmiare sulla sicurezza, con la quasi certezza dell’impunità. Anche perché i processi quando arrivano, specie quando riguardano grandi aziende, spesso si risolvono in pene irrisorie o addirittura con la prescrizione. Di tutto questo e della conseguente tragedia quotidiana delle morti sul lavoro non sono responsabili solo i diretti criminali che vanno puniti. Dietro queste morti c’è la responsabilità morale dei governi degli ultimi 15 anni che hanno deregolamentato sempre più il rapporto di lavoro a vantaggio delle imprese anche rendendo le lavoratici e i lavoratori sempre più ricattabili attraverso la riduzione di diritti e tutele e la diffusione della precarietà; e il governo attuale si muove nella stessa direzione. Per porre fine a questa tragedia infinita occorre rilanciare le lotte tenendo sempre al centro gli obiettivi sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro a partire dall’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro.
Dopo le morti nel cantiere Esselunga di Via Mariti la risposta della città e delle organizzazioni è stata tempestiva e partecipata, auspichiamo una mobilitazione di tutto il mondo del lavoro per l’ennesima strage che colpisce il nostro territorio. Per questo appoggeremo ogni iniziativa che nascerà in risposta a quanto accaduto e per impedire ogni altra futura strage sul lavoro.
Le stragi devono finire!
Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro Lorenzo Palandri, segretario della federazione di Firenze Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea
Comunicato Stampa: Smentita delle notizie sull’apertura di un “fronte curdo” contro l’Esercito Arabo Siriano In merito alle notizie diffuse il 4 dicembre da diverse agenzie stampa, tra cui Reuters, riguardo l’apertura di un secondo fronte da parte delle Forze della Siria Democratica (SDF) contro l’Esercito Arabo Siriano (SAA) e il governo di Bashar al-Assad, desideriamo fare chiarezza sulla situazione. Le dichiarazioni riportate sono infondate. Come già annunciato dal Consiglio Militare di Deir Ezzor il 3 dicembre, le SDF hanno intrapreso azioni preventive per proteggere i villaggi di Salhiya, Tabia, Hatla, Kasham, Marrat, Mazloum e Husseiniya, situati sulla sponda est dell’Eufrate. Questa decisione è stata presa su richiesta della popolazione locale, con l’obiettivo di prevenire una possibile escalation delle attività di ISIS nell’area che, in questi giorni come in passato, stanno approfittando delle opportunità fornite loro dagli attacchi dello stato turco per organizzare operazioni significative. È importante sottolineare che l’ISIS può contare su una vasta rete di cellule nelle zone limitrofe controllate dalle forze del regime siriano che hanno eseguito innumerevoli imboscate e omicidi. l’SAA non è in grado di garantire la sicurezza, come testimoniato dagli eventi recenti di Aleppo. Le SDF, come sempre, continuano a concentrarsi sulla lotta contro l’ISIS e la difesa delle popolazioni locali, e non hanno aperto alcun fronte contro l’esercito siriano, ma piuttosto sono intervenute in un contesto di crescente minaccia. Ogni azione intrapresa dalle SDF ha avuto come obiettivo esclusivo la protezione della sicurezza della regione e dei suoi abitanti. Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia
Nord-Est della Siria sotto attacco: il futuro del Rojava è a rischio
Dal 26 novembre 2024 la Siria del Nord-Est è teatro di una nuova crisi umanitaria, che vede intensi scontri tra i gruppi jihadisti di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e l’Esercito Nazionale Siriano (SNA), sostenuti dalla Turchia di Erdogan, e il governo di Assad. La regione, già fragile a causa della decennale guerra civile siriana, sta affrontando un’escalation che ha provocato fino a ora la morte di oltre 500 persone, di cui circa 100 civili. Migliaia di famiglie, composte da donne, bambini e anziani, sono state costrette a fuggire dalle proprie case, trovandosi senza rifugio e obbligate a fronteggiare il gelo invernale. Le conseguenze di questa offensiva sono devastanti, e colpiscono soprattutto le comunità più vulnerabili che ora vivono in uno stato di emergenza senza precedenti. Nella serata di lunedì 2 dicembre, HTS e le fazioni alleate hanno annunciato di avere preso il controllo di sette città nella regione di Hama, tra cui il villaggio di Qasr Abu Samra. Accerchiata anche la regione di Shahba, dove l’assalto delle fazioni dell’SNA sta costringendo migliaia di rifugiatx curdx e di altre etnie a esodare. Scontri infine a Deir ez-Zor, dove si teme possano risvegliarsi cellule dormienti dell’ISIS.
In questo scenario di violenza crescente, le Forze Democratiche Siriane (SDF), sotto l’amministrazione della DAANES (Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est), sono in prima linea nel tentativo di difendere le popolazioni curde nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiye ad Aleppo, che ospitano circa 150.000 persone e si trovano attualmente sotto assedio, anche a fronte dell’impossibilità di approvvigionamento a causa del controllo delle fazioni HTS e NSA sulle zone circostanti. Queste aree, che hanno cercato di mantenere una propria autonomia dal governo di Damasco e dalle forze jihadiste, sono ora minacciate dall’avanzata dei gruppi armati e dalla crescente interferenza della Turchia. L’intervento diretto di quest’ultima, e il suo sostegno al sedicente Esercito Nazionale Siriano (SNA) e a Hayat Tahrir al-Sham, sta avendo un chiaro impatto nella destabilizzazione della regione. L’intensificazione delle operazioni militari nelle aree di Shehba e Tel Rifaat sta colpendo moltissimi rifugiati curdi, la maggior parte dei quali fu precedentemente costretta a fuggire da Afrin a seguito dell’Operazione Ramoscello d’Ulivo, avviata dalla Turchia nel 2018. Sono infatti circa 200.000 i civili che in queste ore stanno tentando di scappare dai territori sotto attacco; le SDF stanno facilitando l’evacuazione da Tel Rifaat e Shahba verso le città di Manbij, Tabqa e Raqqa, ma le operazioni di salvataggio sono complicate e pericolose, poiché le zone continuano a essere oggetto di attacchi aerei e bombardamenti da parte delle forze turche e dei gruppi alleati jihadisti, nonché scenario di arrestri arbitrari.
A tal proposito, e in occasione del decimo anniversario dalla liberazione di Kobane, è essenziale ricordare la straordinaria lotta delle popolazioni del Kurdistan contro lo Stato Islamico. Le forze curde hanno giocato un ruolo determinante nella sconfitta di ISIS, fermando l’espansione del gruppo terrorista e stabilizzando ampie aree del territorio siriano. La loro resistenza è stata un simbolo di coraggio, non solo nella difesa del proprio popolo, ma nella protezione dei valori universali di libertà, democrazia e dignità, in un contesto segnato dalla brutalità della guerra. Oltre ai curdi, anche la comunità ezida, vittima di atrocità indicibili durante il genocidio perpetrato da Daesh, ha trovato rifugio nelle zone che oggi sono sotto attacco e stanno essendo evacuate.
Negli ultimi giorni, l’assistenza sanitaria fornita dalla Mezzaluna Rossa Curda (Heyva Sor a Kurd) durante le operazioni di sfollamento forzato dai territori colpiti si è dimostrata di vitale importanza. Al valico di Abu Asi, dove migliaia di rifugiati cercano di mettersi in salvo dai bombardamenti, i medici e gli operatori umanitari sono impegnati senza sosta per distribuire farmaci e presidi medici, cercando di alleviare le gravi sofferenze di chi è costretto a fuggire da questa emergenza. A Tabqa sono inoltre stati allestiti alloggi temporanei per gli sfollati interni.
L’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale, chiedendo di fermare l’escalation in corso, di aprire corridoi umanitari per proteggere i civili e di salvaguardare il modello democratico costruito nel Rojava. Questo modello, che promuove la convivenza pacifica di diverse etnie e religioni ispirandosi a principi ecologisti e femministi, è un simbolo di autodeterminazione e di lotta per i diritti umani in una regione lacerata da conflitti. Tuttavia, è oggi minacciato da un’offensiva militare che non solo mette in pericolo i principi di libertà e democrazia che il popolo curdo ha costruito e difeso, ma anche la sopravvivenza stessa della sua comunità.
Ora più che mai è fondamentale intervenire per difendere le conquiste democratiche del Rojava. Il futuro della Siria, e in particolare delle sue minoranze, dipende dalla solidarietà globale e da una risposta politica e umanitaria che possa garantire la sicurezza e la dignità di tutti i popoli della regione. Vi invitiamo a sostenere questa causa e a sensibilizzare l’opinione pubblica su una situazione che sta mettendo in pericolo la vita di migliaia di persone innocenti.
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina: — L’attacco delle bande terroristiche ad Aleppo è un piano sionista e occidentale per minare la stabilità della Siria e il suo ruolo nel sostenere la resistenza
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina condanna fermamente l’attacco infido condotto dalle milizie terroristiche e dalle fazioni armate alleate sulla città siriana di Aleppo. Questo assalto è supervisionato direttamente dall’entità sionista in coordinamento con l’amministrazione statunitense e i suoi delegati. L’attacco mira a destabilizzare la Siria, minare la sua sovranità e integrità territoriale e indebolire il suo ruolo fondamentale nel sostenere la resistenza in Palestina e Libano.
L’entità sionista e i suoi alleati stanno tentando incessantemente di ostacolare la resistenza e la sua profondità araba e regionale prendendo di mira la Siria e gettandola in un caos rinnovato. Questa pericolosa e continua escalation include i bombardamenti dell’entità sionista sui valichi di frontiera e sui territori siriani. Non è una coincidenza che ciò coincida con l’ingresso di milizie terroristiche ad Aleppo come strumenti nel piano per dividere la Siria.
Il Fronte Popolare riafferma la sua piena solidarietà con l’unità, la sovranità, il ruolo e la posizione della Siria. Invita le forze alleate a restare unite per sventare i sinistri piani che mirano al dominio, al controllo e alla sottomissione della regione e dei suoi popoli, con la Siria al centro.
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Dopo “ DIETRO I FRONTI “ e “SUMUD”, le edizioni Sensibili alle foglie ci porta, attraverso Samah Jabr con “ IL TEMPO DEL GENOCIDIO “, dentro ciò che l’entità sionista sta compiendo nei confronti del popolo palestinese. Dire che quanto avviene è un qualcosa di mai accaduto prima, che ci fa restare frustrati ed inadeguati, che non possiamo accettare che ancora qualcuno possa dire :“non lo sapevo”; dire:“cos’altro deve accadere per scuotere la coscienza collettiva?”; voltarsi dall’altra parte, tutto questo è certamente giusto.
Allo stesso tempo leggere il contributo di Samah ci rende ancor di più consapevoli del fatto che la solidarietà internazionale verso i palestinesi è quanto mai necessaria ed indispensabile; che la solidarietà verso il popolo palestinese è terapeutica per tutti noi, è un imperativo morale ed etico, che la loro resistenza è sostegno ed aiuto anche per noi, e coniugare questi due aspetti può essere un percorso proficuo per mettere fine alla più lunga e sanguinosa occupazione attualmente in corso, la solidarietà rende i palestinesi consapevoli del non sentirsi soli.
La solidarietà ha un potere curativo reciproco. L’essere impegnata nel campo della psichiatria, Samah dirige l’unità di salute mentale del Ministero della Sanità palestinese, fa sì che quanto descritto sia inserito in un contesto storico di quanto avviene. Se vi è ancora bisogno di capire che quanto ci viene raccontato dalla propaganda di guerra: “tutto è iniziato il 7 ottobre” è pura demagogia utile solo a far schierare l’opinione pubblica a sostegno dell’entità sionista delle complicità occidentali, leggere “Il tempo del genocidio” ci permette, con una descrizione lucida, di valorizzare ulteriormente il perché ci schieriamo da una parte, quella di chi non accetta di vivere da schiavi e si ribella, nonostante che Gaza venga lasciata morire. Poco sopra dicevo della sua descrizione lucida, ma mi sento di aggiungere che niente concede. Lei, del ministero della sanità palestinese, non si sottrae, con un notevole pensiero critico, al criticare quanto di negativo si annidi all’interno dell’Autorità Nazionale Palestinese, dall’illusione degli accordi di Oslo alla conseguente delusione, e del vivere quotidiano in Palestina, con il patriarcato, il sessismo, andando al di là dell’occupazione. Un popolo, quello palestinese, che è stretto tra il sopravvivere e la resa all’oppressore. Samah è ben cosciente del suo contributo alla lotta di liberazione e del volerne dare mano.
Samah ci rende chiaro, in tutto e per tutto, cosa significhi Gaza: una prigione a cielo aperto con le sue infrastrutture deteriorate, le strade distrutte, gli spazi abitativi sovraffollati, la povertà, l’anemia, l’insicurezza alimentare, l’assenza di carburante, di elettricità, di assistenza sanitaria, dove dire: “non ci sono luoghi sicuri” è la normalità e nei volti di chi sta sopravvivendo è fotografata la schiavitù moderna, dove si va accentuando il consumo di droghe e l’abbandono scolastico con tutto ciò che comporta, i suicidi in aumento e la perdita di un positivo desiderio tra i giovani. Samah usa la lente della psichiatria per leggere lo stato d’animo degli oppressi, mette mano a Fanon, entra dentro i meandri della salute fisica e mentale dei palestinesi, quello che i palestinesi vivono è un trauma psicologico e collettivo che è il risultato di decenni di oppressione, di violenza, umiliazione, ingiustizia. Detto questo, ovviamente Samah non può non riconoscersi nel diritto di un popolo occupato a resistere. Un diritto sia legale dal punto di vista della legge internazionale e sia un diritto umano basilare, perché dove c’è oppressione ci sarà sempre resistenza. A proposito di resistenza, Samah evidenzia il significato dello sciopero della fame portato avanti dai prigionieri politici palestinesi come ultimo tentativo di opporsi alla sopraffazione.
L’aspetto che più dobbiamo far emergere dalla lettura di queste pagine, e lo vediamo in questi lunghissimi mesi, è che i palestinesi non si considerano assolutamente vittime ma soggetti attivi e combattenti per la libertà, terminologia che piacerà sicuramente agli statunitensi come il passato ci insegna. Quanto avviene in Palestina non è la «guerra» che ci viene propinata, ma bensì la guerra alla storia palestinese, è parte della guerra alle menti, la continua, e per certi versi silenziosa pulizia etnica per riscrivere la storia. Non è un caso che l’occupazione scelga di distruggere i simboli che sono psicologicamente importanti per la resistenza e la memoria collettiva, in un odioso tentativo di memoricidio.
Ma l’occupazione non fa uso solo di questo; la fame come arma di guerra; la distruzione delle infrastrutture essenziali, del sistema sanitario, la carestia per compromettere lo sviluppo mentale e fisico dei bambini, le sepolture negate come arma psicologica per immettere una sensazione di impotenza in coloro i quali la subiscono, il sopravvivere che se può sembrare un qualcosa di positivo, in realtà è un qualcosa che trasmette profondo disagio psicologico; la tortura, attraverso le finte fucilazioni, la detenzione in condizioni umilianti e degradanti, la privazione del sonno ecc … con i traumi fisici e psicologici che trasmette per spezzare la resistenza e creare impotenza, far perdere la stima di sé e creare un clima di diffidenza all’interno della comunità di appartenenza, il bendare gli occhi non solo per non identificare i torturatori ma come deprivazione sensoriale creando, così, gravi problemi di salute mentale e conseguenze traumatiche de umanizzando la vittima; le punizioni collettive privando la popolazione dei beni di prima necessità.
Quanti immagini abbiamo visto in questi mesi che ritraggono gli occupanti in modalità festeggiante dopo aver compiuto molteplici nefandezze, ebbene non siamo in presenza di killer psicopatici ma bensì di chi prova piacere e/o gratificazione psicologica nel dare ad altri dolore e/o sofferenza. All’inizio abbiamo parlato del 7 ottobre, non potevamo non farlo visto il continuo, assillante martellante, propinare la narrazione di quel fatto; ma se vogliamo dare una corretta lettura di quei fatti, perché non dire che si è passati dall’umiliazione alla vendetta contro tutto ciò che è palestinese. Certo l’esempio è palestinese, ma la lezione non può che essere globale. Quanto avviene in Palestina è una lotta che non potrà che proseguire fino a quando la Palestina non sarà libera ed arrivare a far sì che le tendenze sadiche dell’occupante siano rimosse e trionfi l’umanità di coloro che lottano per la liberazione.
“Sinistra Progetto Comune ha avuto la fortuna di condividere questi anni di esperienza istituzionale”
Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Anna Nocentini è stata Consigliera comunale di Firenze per Rifondazione Comunista.
Il suo impegno politico è proseguito anche dopo l’esperienza istituzionale, anche nel lavoro con il gruppo di Sinistra Progetto Comune, nella consiliatura precedente e in quella in corso.
Lunedì chiederemo di poter effettuare una comunicazione per testimoniare la gratitudine della Città.
Da due anni ha dovuto affrontare la SLA. Ha fondato ed è stata presidente di ADINA – Associazione per la difesa dei Diritti delle persone Non Autosufficienti. Come ha scritto nel suo ultimo appello al voto: ha visto la sofferenza e ha dovuto imparare a soffrire.
Anche lei, così vicina ai diritti delle persone malate e anziane, si è dovuta ritrovare con piena lucidità ad attraversare una condizione di bisogno. Anche in quella condizione ha continuato a seguire i lavori del Consiglio comunale. Una dedizione politica esemplare, che non svanisce con lei, ma rimane a darci forza in tempi difficili.
Era comunista e cattolica. Le due cose non si sovrapponevano, ma arrivavano alla stessa finalità, di vicinanza alle persone, senza superficiale moralismo, ma con un’etica non scalfibile da nessuna avversità, con il senso delle comunità e dell’appartenenza.
Tra i tantissimi impegni vogliamo ricordare anche i presidi settimanali sotto la Prefettura, interrotti solo con l’arrivo della pandemia. Anche in quei momenti portava il suo corpo e la sua voce, per contestare le politiche disumane in ambito migratorio, che hanno contraddistinto tutti gli ultimi governi. Si tratta solo di un tassello che si inserisce nella militanza piena che ha portato avanti dentro il Partito della Rifondazione Comunista e la CGIL.
La sua integrità e le sue capacità sono sempre state riconosciute anche da chi la pensava in modo diverso da lei, per questo il saluto grato sentiamo di poterlo fare a nome di tutta la Città.
Un abbraccio in particolare alla famiglia e a chi vive questa giornata di dolore. Per coloro che volessero portare un saluto estremo ad Anna, i funerali si terranno giovedì 21 novembre 2024 alle ore 10:00 presso la Comunità delle Piagge a Firenze.
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